«Si tratta di grafici che rappresentano rispettivamente l’accrescimento ponderale, staturale e della circonferenza cranica dei bambini, suddivisi per sesso ed età (quelle dell’Oms sono così organizzate: 0-6 mesi, 6-24 mesi, 2-5 anni…, ndr). Servono da parametri di riferimento per accertarsi che l’accrescimento sia costante e regolare nel tempo nell’ambito di ciascun percentile. Poco importa che si cresca al 20° percentile, al 50° o al 70°: ciò significa solo che esistono bambini più o meno alti o robusti; quel che conta, invece, è che la crescita proceda in maniera lineare lungo la sua curva. I percentili, inoltre, sono utili perché consentono, in presenza di un rallentamento, di riscontrare il punto, il momento in cui qualcosa è cambiato (una malattia, l’introduzione di un nuovo alimento…)».
Ogni quanto ha senso pesare il bambino?
Molti genitori vivono con apprensione la questione, una specie di ‘ansia da bilancia’. «Nei primi tempi, e se il bambino è in salute, pesarlo una volta alla settimana può rassicurare il genitore. Ma acquisito che l’accrescimento c’è, constatato lo stato di benessere e soddisfazione del lattante e stabilita con lui una buona conoscenza, allora si può accantonare la bilancia, perché si è in grado di capire da soli se le cose procedono correttamente. Il mio consiglio è di sganciarsi dalla fobia del controllo del peso e di vivere con più serenità l’allattamento, specialmente se materno, dato che le poppate sono necessariamente tutte diverse, più o meno corpose e frequenti. Ritenendo inadeguato l’accrescimento solo perché il peso è basso, si rischiano approcci errati, come ricorrere ad aggiunte di latte artificiale anche se non ci sono carenze».
Quindi, sono sufficienti i bilanci di salute per pesare il bambino?
«Sì, servono anche a questo scopo. Quelli codificati hanno cadenza variabile: il primo a 15 giorni dalla nascita, poi a 2, 4, 6, 8, 10, 12, 15-18 mesi circa, e in seguito una volta all’anno. L’importante è non viverli con apprensione: il miglior medico del bambino è sempre la mamma, che nel rapporto di comunicazione e fiducia col pediatra troverà risposte a tutte le sue domande».
Tratto da Nascere Mamma | di Sara Lanfranchini