È una fase del tutto fisiologica e comune: la donna manifesta frequenti sbalzi d’umore e crisi di pianto, può essere invasa da ansia, dubbi e preoccupazioni – il più delle volte immotivate – che possono riguardare la salute del bambino (sta bene? Cresce bene? È sano?) ma anche le proprie capacità genitoriali (sto facendo bene? Ce la farò?). Il fatto che la società viva la maternità come un evento esclusivamente felice, e trovi arduo accettare questi sentimenti, non aiuta la donna, che spesso maschera il suo stato d’animo con una gioia apparente.Invece, la neomamma dovrebbe sentirsi libera di piangere e sfogarsi, trovando nel partner, negli amici e nei famigliari una spalla per esprimere i propri dubbi e le proprie paure. Risulta molto efficace per una rapida ripresa il contatto pelle a pelle con il neonato. Per fortuna, questa reazione emotiva (che è diffusa tra circa il 60% delle mamme, mentre solo il 20% delle donne che hanno vissuto il maternity blues arriva alla depressione post partum) dura al massimo una decina di giorni e tende a diminuire progressivamente.
Tratto da Nascere Mamma | di Laura Sciolla
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