Non è difficile credere che questa sia la tendenza. Da una parte, le aspettative di vita si allungano (83 anni per gli uomini, 87 per le donne); dall’altra, la crisi innesca meccanismi di ‘welfare fai da te’, che prevedono anche l’accudimento dei bambini. Così un terzo dei nonni italiani fa da babysitter ai nipotini: una percentuale elevatissima (in Svezia fa lo stesso solo il 3% dei nonni e la percentuale si dimezza in Danimarca), legata alla carenza di asili nido e scuole per l’infanzia pubblici e ai costi delle babysitter. Federconsumatori ha stimato che nel 2017 il risparmio per le famiglie che possono contare sui nonni ha oscillato dai 6725 euro – per genitori di bimbi di 0/3 anni – agli 8600 euro per le famiglie con figli di 3/6 anni, considerando la retta della materna più la babysitter per il post scuola. Ma, a parte gli schietti calcoli, nonni e nipoti sono una squadra vincente, che costruisce ogni giorno un legame insostituibile. Si gioca, si studia, si cucina insieme. Si crea un rapporto più libero o rilassante rispetto al legame stabilito coi genitori, fuori dai ritmi lavorativi e dagli stress quotidiani. I nonni hanno tempo per ascoltare ed è questo che incoraggia lo sviluppo della personalità di un bambino. D’altra parte, occuparsi dei bambini mantiene in salute, a livello sia fisico che psicologico. Chi passa del tempo coi nipoti è disposto a cambiare le proprie abitudini secondo i consigli dei pediatri e degli insegnanti (sebbene, vista l’età e le eventuali difficoltà fisiche, è giusto rispettare le esigenze dei nonni senza metterle in secondo piano), il che si trasforma in uno stimolo. Secondo una ricerca pubblicata nel 2016 dalla rivista Evolution and Human Behavior, i nonni che si prendono cura dei nipoti vivono di media 5 anni in più dei coetanei. Tra nonni e nipoti, inoltre, lo scambio è continuo: mentre i nipoti ‘costringono’ i nonni a restare ben ancorati al mondo contemporaneo, invece che vivere di ricordi, questi ultimi offrono ai piccoli pillole di saggezza vissute.
La tendenza dei nonni babysitter è così evidente che qualche società scientifica e anche qualche istituzione comincia a muoversi pensando alla necessità di aggiornarli, o in qualche caso istruirli, sulle moderne norme di sicurezza, sulle novità in tema di alimentazione, di puericultura, di pedagogia, con anche qualche infarinatura di aspetti socio-educativi. Già esistono diversi manuali e molti siti internet sul tema. La domanda è: vogliamo davvero dei nonni ‘professionisti dell’infanzia’?
NONNI, BABYSITTER O ASILI NIDO?
Nonni. Nel momento in cui mamma e papà hanno difficoltà a trovare una stabilità economica, i nonni sono l’ancora di salvezza. Ai nonni è consentito anche ciò che ai genitori non è permesso, come concedere qualche vizio e attenzione in più: i bambini lo sentono e beneficiano di queste coccole extra, senza che sul piano educativo complessivo ne risentano, perché i ruoli sono diversi e anche i più piccoli sanno che quello che possono fare con i nonni non sempre è permesso con mamma e papà. I genitori, poi, si fidano dei propri genitori. Bisogna però anche valutare l’effettiva capacità dei nonni di accudire quei nipotini che richiedono davvero tanta energia. E, ancora, è necessario analizzare il tipo di rapporto che esiste tra le due famiglie: se vi sono conflitti non risolti e mancanza di fiducia, è bene evitare questa soluzione, perché si finirebbe per litigare e acuire le incomprensioni, mettendo in discussione i ruoli familiari.
Babysitter. Figura rassicurante che accompagna il bambino durante la crescita, con estrema flessibilità – pensiamo a quando il bimbo si ammala – ed entusiasmo. Il rapporto esclusivo col piccolo è importante soprattutto nei primi mesi di vita, ma resta una scelta economicamente impegnativa.
Nido. A volte è l’unica soluzione possibile per le famiglie, ma in Italia mancano i posti negli asili nido pubblici e dunque i costi tornano a essere un problema. Per il bambino, il nido significa stimoli e socializzazione, in particolare dai 18 mesi in poi. Attenzione comunque al rischio di malattie: nel caso bisogna prevedere il supporto di una tata o, nuovamente, dei nonni.
Di Carlotta Cordieri | Tratto da Nascere Mamma