Iperbimbo

Diritti della Mamma

La Costituzione italiana riconosce la necessità di un trattamento sul lavoro, che tuteli la madre e il bambino. Su questa materia vi sono, in particolare, due leggi molto importanti: la n.1204 del 30 dicembre 1971, che introduce diritti e facoltà per la mamma che lavora, e la n. 903 del 9 dicembre 1977, sulla parità di trattamento tra uomo e donna in materia di lavoro.

Queste norme proteggono sia la futura mamma che intende lavorare o che già lavora, sia il rapporto madre col figlio nei primi anni di vita. La legge vieta inoltre di sottoporre la donna a test o a visite mediche finalizzati ad accertare lo stato di gravidanza prima dell’assunzione.

 

VIETATO LICENZIARE
La futura mamma non può essere licenziata nel periodo che va dall’inizio della gravidanza sino al compimento del primo anno di età del bambino.

Se il datore di lavoro non era stato informato e provvede al licenziamento, la donna ha diritto a riottenere il posto presentando, entro 90 giorni, un certificato medico da cui risulti che la gravidanza era già in atto al momento del licenziamento.

Questa regola vale anche per la madre adottiva, che non può essere licenziata per tutto il primo anno dopo l’adozione. La tutela non opera però quando il licenziamento avviene per giusta causa, cioè per un comportamento scorretto della lavoratrice a seguito del quale è ammessa la risoluzione del rapporto di lavoro, oppure durante il periodo di prova, o quando l’azienda chiude e cessa l’attività o quando scade un contratto a termine.

Se invece è la futura madre che decide di lasciare spontaneamente il lavoro e si dimette, ha comunque il diritto a percepire l’indennità di mancato preavviso prevista dal contratto.

LE ORE DI PERMESSO
Durante tutto il primo anno di vita del bambino la lavoratrice ha diritto a godere di permessi retribuiti per poter allattare. La durata è di due ore (una sola se l’orario di lavoro è inferiore a sei ore giornaliere).

Se però nell’azienda è presente un asilo nido dotato di camera per l’allattamento, il permesso è ridotto a mezz‘ora al giorno.

SE LA GRAVIDANZA SI INTERROMPE
La donna che lavora è protetta dalla legge anche in caso di aborto spontaneo o di interruzione volontaria di gravidanza.

Se questa avviene entro il 180ºgiorno, si ha diritto a un’assenza per malattia.

La legge considera, invece, l’interruzione della gravidanza successiva al 180º giorno di gestazione un parto prematuro e la donna, quindi, ha il diritto ai tre mesi di astensione obbligatoria per maternità.

LE AGEVOLAZIONI PER IL PAPÀ
Leggi e sentenze hanno esteso agli uomini il diritto di stare a casa con i figli. Il papà può usufruire dei sei mesi di astensione facoltativa, a patto che la donna sia una lavoratrice dipendente e vi abbia rinunciato. Il lavoratore riceve un’indennità del 30% dello stipendio.

La setenza della Corte Costituzionale n. 179 del 21 aprile 1993 ha poi stabilito che anche il papà possa usufruire dei permessi per allattamento. I padri possono inoltre prendere i congedi per stare a casa con il bambino di età inferiore a tre anni quando è malato.

SE NON SI È DIPENDENTI
Hanno diritto all’indennità le donne che svolgono un’attività autonoma e sono iscritte all’Inps alla gestione separata, con almeno tre versamenti nell’anno precedente gli ultimi due mesi di gestazione; in questo caso la mamma riceve un unico assegno forfettario.

Alle artigiane, commercianti e coltivatrici dirette spetta un’indennità giornaliera, nei due mesi precedenti il parto e nei tre successivi, pari all’80 per cento del salario minimo. L’indennizzo è erogato dall’Inps, a cui deve essere presentata la domanda.

Le professioniste, nei due mesi prima e nei tre dopo il parto, ricevono un’indennità erogata dalle casse o fondi di previdenza delle singole categorie. L’indennizzo è dell’80% dei 5/12 del reddito denunciato nella penultima dichiarazione.

I RAPPORTI COL MEDICO
Esistono diversi esami che permettono di controllare la salute e lo sviluppo del bimbo nel pancione; alcuni, in particolare, consentono di individuare precocemente seri disturbi del feto.

In particolare, la villocentesi e l’amniocentesi permettono di vedere se il bimbo presenta anomalie dei cromosomi (cioè delle particelle contenute nel nucleo delle cellule che racchiudono i geni: questi trasmettono i caratteri ereditari), come la sindrome di Down.

In genere questo tipo di esami viene consigliato quando in famiglia si sono già verificati casi di sindrome di Down, se la donna è molto giovane o, al contrario, se ha superato i 35 anni. Ma qualunque donna può, se lo desidera, effettuarli privatamente, Si tratta, però, di esami invasivi che presentano alcuni rischi per il piccolo.

Qualunque siano le loro convinzioni, il medico di base e il ginecologo dovrebbero informare la futura mamma sull’esistenza di questi esami ed esporle i vantaggi, i rischi e le conseguenze. Si tratta infatti di argomenti delicati, che dovrebbero essere affrontati da una persona con la quale la coppia ha un rapporto di fiducia. Solo così i genitori potranno decidere liberamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Twitter
IperBimbo on Twitter
199 people follow IperBimbo

pinterest button