Asilo nido: quanto mi costi?

Asilo nido: quanto mi costi? - Iperbimbo

Dopo la maternità, che si tratti dei 5 mesi obbligatori o dell’ulteriore periodo facoltativo, arriva per ogni mamma il momento di tornare al lavoro. Sorge così la domanda che tanto tormenta: a chi lascio il mio bambino? In Italia, i bambini con meno di 3 anni che utilizzano i servizi educativi pubblici sono il 12,6% della popolazione di quella fascia d’età. Nel caso degli asili nido, il valore medio è di 11,6%, e si passa dal 23,7% dell’Emilia-Romagna all’1,2% della Calabria (una percentuale molto variabile, dunque, in base alla regione di riferimento). Per quanto riguarda il tipo di servizio, prevalgono nettamente i nidi o micronidi, che rappresentano l’80,5% dei posti disponibili sull’intero territorio nazionale; il 10,5% è invece coperto dalle sezioni primavera, quelle cioè che accolgono bambini di 24-36 mesi all’interno delle scuole dell’infanzia, mentre i cosiddetti ‘servizi integrativi per la prima infanzia’ (nidi in contesto domiciliare, spazi gioco e centri per bambini e genitori) contribuiscono con il 9%.

I servizi a titolarità pubblica sono il 36% del totale (nell’anno educativo 2014-’15 sono state censite sul territorio nazionale 13262 unità di servizi socio-educativi per la prima infanzia) e offrono il 51% dei posti complessivi: le strutture pubbliche, infatti, sono mediamente più grandi rispetto a quelle private e hanno una capienza media di 38 posti contro i 21 delle altre.

QUANTO COSTANO GLI ASILI NIDO (ALLO STATO E ALLE FAMIGLIE)?

Secondo una ricerca Istat pubblicata a fine 2017 e riferita al biennio 2014-’15 (ultima indagine sul tema), per i servizi socio-educativi rivolti alla prima infanzia i Comuni, nel 2014, avevano impegnato 1 miliardo e 482 milioni di euro, il 5% in meno rispetto all’anno precedente. La spesa sociale dei Comuni per questi servizi era infatti aumentata a un tasso medio annuo del 6% fra il 2003 e il 2009; dal 2010, questo andamento positivo si è interrotto, con una sostanziale stabilità (+0,7%), per poi diminuire di circa un punto percentuale l’anno fra il 2011 e il 2013. Notevoli, però, le differenze nella spesa comunale delle diverse città: confrontando i capoluoghi, la spesa più alta si è avuta a Trento, con 3545 euro per bambino residente, seguito da Venezia, con 2935 euro, Roma, con 2843 euro, e Aosta, con 2804 euro; sul versante opposto i Comuni di Lanusei e Sanluri, che non hanno riportato spese per questo tipo di servizi, Reggio Calabria (19 euro per bambino), Catanzaro (38 euro) e Vibo Valentia (46 euro).

Sempre nel 2014, il 20,3% della spesa complessiva è stato a carico delle famiglie, che contribuiscono in misura crescente nel tempo ai costi del servizio (nel 2004 era il 17,4%). Da una pubblicazione di Cittadinanza Attiva risulta che, nel 2017, la città con gli asili nido comunali più cari d’Italia è stata Lecco, con una tariffa mensile richiesta alle famiglie pari a 515 euro, seguita da Bolzano (506 euro), Belluno (477 euro), Vicenza (465 euro) e Cuneo (458 euro). Le più economiche, invece, sono state Ragusa (150 euro), Cagliari (133 euro), Vibo Valentia (129 euro) e soprattutto Agrigento e Catanzaro, con solo 100 euro al mese. Sempre secondo questa ricerca, in alcune regioni si è registrata una diminuzione della retta nel 2017 rispetto al 2014: in Molise, per esempio, con il -28,2%, ma anche in Piemonte (-11%), Toscana (-3,2%) o Sardegna (-2,9%). È la Basilicata, insieme al Trentino, ad aver visto l’aumento più consistente: +10% in 3 anni.

NUOVE SPERANZE PER IL FUTURO

A fine 2017 il Consiglio dei Ministri aveva dato il via libera definitivo al Piano nazionale pluriennale di azione per la promozione del sistema integrato di istruzione da 0 a 6 anni, che contiene principi e regole per dare seguito a una delle principali novità previste dalla Legge 107 del 2015 (Buona Scuola), che ha sancito la nascita di un sistema integrato d’istruzione per la fascia 0-6 anni, stanziando risorse specifiche per il potenziamento dei servizi offerti alle famiglie, per l’abbassamento dei costi sostenuti dai genitori, per garantire alle bambine e ai bambini pari opportunità di educazione. Fra gli obiettivi strategici del nuovo sistema c’è il 33% di copertura della popolazione sotto i 3 anni di età, la presenza di nidi in almeno il 75% dei Comuni, la qualificazione universitaria per le insegnanti, la formazione in servizio per tutto il personale, il coordinamento pedagogico fra nidi e scuole dell’infanzia, la riduzione delle rette. Per il primo anno di attuazione sono stati già stanziati 209 milioni di euro.

 

di Lucia Modici | Tratto da Nascere Mamma

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